AISO

«Tutta colpa di una ristrutturazione aziendale». Quante persone in questi ultimi anni hanno pronunciato questa frase? E per colpa di una riorganizzazione hanno perso la loro poltrona in ufficio? Tante, troppe verrebbe da dire. Tra queste anche Emilio Cattaneo, 44 anni, ex responsabile Hr di una società assicurativa, sposato con una figlia. Per lui, come per molti altri, non è stato facile rinunciare dall'oggi al domani a una consolidata posizione, a uno stipendio più che buono, a benefit e a una grande visibilità dentro e fuori l'azienda.
Una vita che se ne va in fumo e non ci sono parole per descrivere il vuoto e la sofferenza che questo comporta. Ma dopo lo smarrimento iniziale, ha raccolto le forze e si è rimesso in gioco. «L'outplacement mi è stato proposto come servizio dall'azienda in cui lavoravo e l'ho accettato volentieri», racconta Emilio che oggi ricopre il ruolo di direttore del personale in una azienda metalmeccanica.

Un coach come amico

«E' stato grazie all'aiuto del mio coach che ho accettato il rischio di esplorare settori diversi rispetto a quello dove avevo lavorato fino a quel momento. Ed è stato sempre grazie a lui e agli altri professionisti che ho incontrato durante il mio percorso di ricollocamento che ho scoperto e valutato correttamente i miei punti di forza ed esaminato con un certo orgoglio i successi lavorativi che ho registrato durante la mia carriera». Per questo ora Emilio si sente di consigliare l'outplacement a tutti coloro che si trovano nelle condizioni di dover cercare una nuova occupazione. «Mi ha fornito un metodo per la ricerca di lavoro che ha ottimizzato i tempi», precisa Emilio, «senza contare la possibilità di confrontarmi continuamente con consulenti preparati su punti e temi in cui mi sentivo più insicuro».