{"id":1873,"date":"2022-01-28T19:52:17","date_gmt":"2022-01-28T19:52:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aiso-outplacement.it\/?p=1873"},"modified":"2022-02-02T07:09:37","modified_gmt":"2022-02-02T07:09:37","slug":"sindacati-e-outplacement-le-barriere-da-abbattere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aiso-outplacement.it\/?p=1873","title":{"rendered":"Sindacati e outplacement, le barriere da abbattere"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non ci sono dubbi. Su un punto il <strong>Jobs Act <\/strong>sta funzionando ed \u00e8 sul fronte della flessibilit\u00e0 in entrata e in uscita dal mondo del lavoro. Se da una parte, infatti, gli sgravi fiscali previsti per le aziende che assumono a tempo indeterminato hanno portato all&#8217;ingresso di 787 mila persone da gennaio a luglio 2015, dall&#8217;altro la riforma del lavoro del governo Renzi ha favorito anche l&#8217;uscita di personale: \u201cE in questo caso la flessibilit\u00e0 ha funzionato poco, perch\u00e9 il mercato del lavoro italiano \u00e8 ancora troppo rigido e ricollocarsi non \u00e8 facile, specie per la popolazione degli over 45 meno professionalizzati\u201d, spiega Silvano Campioni, segretario organizzativo Filcams di Milano e componente della Segreteria regionale lombarda. \u201cInoltre\u201d, aggiunge, \u201cil perdurare della situazione di crisi economica non aiuta certo il ricollocamento di questo target di lavoratori\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Hanno perso posti di lavoro pi\u00f9 donne o uomini?<\/strong><br>Non \u00e8 tanto una questione di genere. Deflagrante \u00e8 l&#8217;unione et\u00e0 senior e bassa professionalit\u00e0. Per i lavoratori con skills importanti qualche chance in pi\u00f9 esiste. Certo non \u00e8 facile per nessuno.<br><strong>I sindacati in che modo si stanno muovendo per favorire la ricollocazione di personale in uscita dalle aziende?<\/strong><br>In genere come prima cosa viene valutata la possibilit\u00e0 di ricollocazione del lavoratore in azienda o all&#8217;interno del gruppo nel caso in cui la societ\u00e0 ne faccia parte di uno. Sul piano contrattuale cerchiamo anche di ricollocare il lavoratore sul territorio tramite i contatti che i sindacati hanno con le aziende locali presenti, ma \u00e8 una pratica sporadica. Poi ci sono gli enti bilaterali che, per ora, svolgono una azione ancora marginale, anche se importante.<br>Ma in questo contesto di crisi i sindacati si stanno sforzando anche di fare un lavoro preventivo spingendo molto sulla leva della formazione continua in azienda, per mettere il lavoratore nelle condizioni di acquisire nuovi skills che lo mettano nelle condizioni, eventualmente, di ricollocarsi pi\u00f9 facilmente.<br><strong>Non proponete mai l&#8217;outplacement nelle aziende che si trovano a dover effettuare tagli di personale?<\/strong><br>A me \u00e8 capitato sia di proporlo sia di trovarmi in una situazione in cui mi venisse proposto dalle aziende, specie quando operavo nel settore dell&#8217;industria alimentare. E devo dire che avevamo ottenuto buoni risultati soprattutto per quanto riguarda l&#8217;outplacement collettivo.<br><strong>Che tipo di riscontro ha avuto da parte di aziende e lavoratori?<\/strong><br>Un po&#8217; di diffidenza da entrambe le parti.<br><strong>Perch\u00e9?<\/strong><br>Da una parte le aziende lo vivono come una ulteriore difficolt\u00e0 perch\u00e9 preferirebbero soluzioni pi\u00f9 drastiche e che impattino meno sui costi. Dall&#8217;altra i lavoratori fanno resistenza perch\u00e9 conoscono poco l&#8217;outplacement, quindi sono scettici e restano conviti che in Italia quello che conta per trovare un nuovo lavoro sia il passaparola e avere amicizie importanti. Per questo spesso preferiscono monetizzare e piuttosto che seguire un percorso di outplacement, propongono all&#8217;azienda di avere la cifra corrispettiva in busta paga come incentivo all&#8217;esodo, che a ricollocarsi ci pensano da soli. Salvo poi avere scarsi risultati.<br><strong>Cosa si potrebbe fare per convincerli del contrario?<\/strong><br>In base alla mia esperienza, credo che la strada giusta da seguire per diffondere l&#8217;outplacement nel nostro Paese sia quella della contrattazione.<br><strong>Pu\u00f2 spiegare meglio?<\/strong><br>A me \u00e8 capitato, per esempio, di proporre l&#8217;outplacement ponendo all&#8217;azienda delle condizioni particolari sul ricollocamento (sul luogo di lavoro, che non doveva superare una certa distanza da quello precedente o sul ruolo che il lavoratore andava a ricoprire etc.). Questo ha funzionato da garanzia per il lavoratore e favorito cos\u00ec l&#8217;opera di convincimento.<br><strong>Resta per\u00f2 il fatto che non tutti i sindacati sono per questo strumento di ricollocazione. Come mai?<\/strong><br>L&#8217;esperienza personale e il settore in cui si opera in questo caso pesa molto. \u00c8 pi\u00f9 facile parlare di outplacement in settori in cui la mobilit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 elevata e meno in quelli dove il rapporto di lavoro \u00e8 pi\u00f9 tradizionale. E poi da parte dei sindacati, in genere, c&#8217;\u00e8 sempre la paura che affrontare questi temi significhi addossare sull&#8217; azienda responsabilit\u00e0 che potrebbero in qualche modo favorire la fuoriuscita di lavoratori. Per questo si preferiscono approcci pi\u00f9 tradizionali.<br><strong>Eppure in una situazione come quella attuale con un mercato del lavoro sempre pi\u00f9 liquido, l&#8217;outplacement potrebbe rappresentare un ottimo strumento di ricollocazione&#8230;<\/strong><br>S\u00ec, sono convinto che potrebbe dare un valido contributo. Ma ancora oggi non tutti i sindacati lo conoscono. Molti poi evitano di approfondire l&#8217;argomento e lo classificano tra le cose poco utili in partenza. Invece se affrontato bene e con una certa libert\u00e0 mentale d\u00e0 buoni risultati. Per questo credo che gli enti bilaterali possano assumere un ruolo importante in questo campo, proponendo alle parti sociali anche il servizio di outplacement oltre a quelli di cui gi\u00e0 si occupa, come la formazione professionale, la sicurezza sul lavoro, l&#8217;erogazione di prestazioni di welfare aggiuntivo a sostegno del reddito e la conciliazione.<br><strong>Quindi bisognerebbe istituire un rapporto continuo tra enti bilaterali e societ\u00e0 che fanno outplacement?<\/strong><br>Esatto, credo che questo possa aiutare la diffusione di questo strumento di ricollocazione anche in Italia, come del resto \u00e8 gi\u00e0 avvenuto negli altri Paesi europei.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non ci sono dubbi. 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