{"id":1888,"date":"2022-01-28T20:35:23","date_gmt":"2022-01-28T20:35:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aiso-outplacement.it\/?p=1888"},"modified":"2023-02-13T10:55:41","modified_gmt":"2023-02-13T10:55:41","slug":"lavoro-i-rischi-della-flessibilita-in-uscita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aiso-outplacement.it\/?p=1888","title":{"rendered":"Lavoro, i rischi della flessibilit\u00e0 in uscita"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"510\" height=\"340\" src=\"https:\/\/www.aiso-outplacement.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/people-1979261__340-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2379\" srcset=\"https:\/\/www.aiso-outplacement.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/people-1979261__340-1.jpg 510w, https:\/\/www.aiso-outplacement.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/people-1979261__340-1-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 510px) 100vw, 510px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Gli ultimi dati sull&#8217;occupazione diffusi dall&#8217;Inps confortano e danno una boccata di ossigeno dopo anni di pessimismo e di numeri in discesa. Secondo l\u2019Istituto, nei primi tre mesi del 2015 le nuove assunzioni a tempo indeterminato sono state, infatti, 470.785, con un incremento annuo del 24,1%, mentre le trasformazioni di rapporti a termine e apprendisti sono state 149.041 (+5% su anno). In salita anche la quota di assunzioni con rapporti stabili, che ha toccato il 41,84% dal 36,61% del primo trimestre 2014.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 anche un lato B del mercato del lavoro. Gi\u00e0 perch\u00e9 se da una parte le agevolazioni fiscali previste dal Jobs Act hanno dato una spinta all&#8217;occupazione, dall&#8217;altra la flessibilit\u00e0 in uscita prevista dalla legge Fornero con l&#8217;introduzione del licenziamento per motivi economici, produce ogni giorno centinaia di disoccupati. Basta andare a fare un giro nelle sedi delle Direzioni territoriali del lavoro presenti in ogni regione per rendersene conto.<br>E&#8217; proprio qui, infatti, che si firmano le conciliazioni tra il datore di lavoro e il lavoratore che pongono fine, consensualmente, al rapporto tra le due parti in cambio di una buona uscita. Creando di fatto disoccupati a norma di legge.<br>\u201cLe conciliazioni nell&#8217;ambito del diritto del lavoro sono sempre state preponderanti\u201d, spiega Chiara Vannoni, avvocato del lavoro dello studio Rosiello di Milano. \u201cBasti dire che mediamente rappresentano l\u201980 &#8211; 90 % del business di uno studio legale. Ma \u00e8 vero che dal 2013 a oggi quelle legate ai licenziamenti sono aumentate, anche se \u00e8 difficile dire di quanto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Domanda: Un&#8217; idea indicativa in termini numerici?<br>Risposta: <\/strong>Nell&#8217;ultimo anno siamo nell&#8217;ordine di 6.100 ricorsi presentati solo a Milano. In termini di ricorsi depositati, il dato \u00e8 rimasto sostanzialmente analogo a quello di un anno fa. Di questi, la maggior parte &#8211; almeno il 60% &#8211; sono legati all\u2019impugnazione per licenziamenti dovuti alla soppressione del ruolo o licenziamenti economici in genere. Lo strumento della conciliazione stragiudiziale, a cui si ricorre prima dell\u2019avvio di una controversia, \u00e8 spesso usato anche per risolvere consensualmente un rapporto di lavoro con altre problematiche, come l&#8217;impossibilit\u00e0 di mantenere la propria occupazione perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 stato un demansionamento o una discriminazione o un trasferimento a cui non si pu\u00f2 dare seguito. Va detto, per\u00f2 che il dato globale di conciliazioni tiene conto sia di quelle precedenti a una causa sia di quelle effettuate di fronte al giudice: per questo il dato complessivo \u00e8 cos\u00ec elevato.<br><strong>D: Azioni che potrebbero nascondere la volont\u00e0 dell&#8217;azienda di mettere il lavoratore con le spalle al muro&#8230;<br>R: <\/strong>Spesso il sospetto c&#8217;\u00e8. Poi \u00e8 vero che si tratta di un&#8217;uscita incentivata, ma comunque si tratta di posti di lavoro persi che non vanno ignorati.<br><strong>D: <\/strong>I<strong>ntorno a che cifra si aggirano gli incentivi?<\/strong><br><strong>R:<\/strong> La forbice prevista dalla riforma Fornero per il risarcimento legato ai licenziamenti economici va dalle 12 alle 24 mensilit\u00e0. Ma oggi in media per le aziende con pi\u00f9 di 15 dipendenti si va da poco meno di 12 a poco pi\u00f9 di 15 mensilit\u00e0 lorde. Per quelle con meno lavoratori le conciliazioni vanno 2,5 alle sei mensilit\u00e0 lorde.<br><strong>D: Cifre che garantiscono all&#8217;azienda una spesa prestabilita per chiudere il rapporto di lavoro con un dipendente&#8230;<br>R:<\/strong> Anche per questo la percezione \u00e8 che lo strumento del licenziamento economico, previsto dalla Legge Fornero, sia stato ampiamente usato dalle aziende in questi ultimi anni. E, talvolta, anche con modalit\u00e0 che potevano avere un effetto discriminatorio.<br><strong>D: Cosa intende dire esattamente?<\/strong><br><strong>R:<\/strong> Che troppo spesso le imprese hanno usato questo strumento per sostituire il lavoratore, per fare turnover aziendale. Non a caso i target pi\u00f9 coinvolti da questo genere di azioni sono le donne nell&#8217;et\u00e0 della maternit\u00e0 e i lavoratori con un livello di professionalit\u00e0 medio alto come quadri o alti livelli impiegatizi. Con una particolare incidenza sui lavoratori senior. Questo vuol dire che nel ricambio si va a penalizzare la professionalit\u00e0 che \u00e8 quella che costa di pi\u00f9.<br><strong>D: Quanti lavoratori di questi riescono a ricollocarsi?<\/strong><br><strong>R:<\/strong> Difficile dare un numero. Possiamo dire che attualmente, vuoi perch\u00e9 \u00e8 stato attivato il contratto a tutele crescenti, vuoi perch\u00e9 sono previsti gli sgravi contributivi, il mercato del lavoro dopo anni di fiacca, si sta effettivamente muovendo un poco. In base alla nostra esperienza, sappiamo poi di lavoratori che in un contesto di conciliazione hanno avuto accesso a una consulenza di outplacement e che si sono ricollocati nell&#8217;arco di sei mesi. In generale la maggior parte di quelli che abbiamo seguito noi come studio legale \u00e8 riuscita a ricollocarsi spesso con un progetto di auto imprenditorialit\u00e0.<br><strong>D: Nessuno \u00e8 rientrato in azienda?<\/strong><br><strong>R: <\/strong>Pochi lo hanno fatto con un contratto a tempo indeterminato. Dalla mia esperienza in maggioranza le donne si sono riconvertite diventando imprenditrici, gli uomini tendenzialmente hanno cercato e in parte ritrovato una occupazione dipendente, magari con un contratto a termine o con forme di precariet\u00e0.<br><strong>D: E\u2019 un fenomeno solo italiano o \u00e8 in crescita anche in altri paesi europei?<\/strong><br><strong>R:<\/strong> Direi di no, \u00e8 una tendenza europea. Colleghi francesi e tedeschi confermano infatti che le controversie di lavoro si risolvono nel 90% dei casi con una conciliazione; allo stesso modo, per\u00f2, aumentano in tutta Europa le cause per discriminazione (cio\u00e8, per licenziamento discriminatorio).<br><strong>D: Quali sono i rischi di questa tendenza per il mercato del lavoro nazionale?<\/strong><br><strong>R:<\/strong> Che ci sia una ricaduta in termini di professionalit\u00e0 del lavoratore perch\u00e9 a volte succede che un impiegato qualificato di 40-50 anni per potersi ricollocare debba accettare un inquadramento di livello inferiore rispetto al precedente. Se si va avanti in questo modo il rischio \u00e8 quello di un appiattimento della professionalit\u00e0 e quindi anche della retribuzione, che alla lunga potrebbe portare a un impoverimento generale del mercato del lavoro. Perch\u00e9 anche le aziende che scelgono questa strada in nome del taglio dei costi, in realt\u00e0 poi hanno un ritorno minore in termini di business. <br><strong>D:Tutta colpa della Fornero?<\/strong><br><strong>R: <\/strong>No, anche della modifica della disciplina delle mansioni prevista dal Jobs Act.&nbsp;<br><strong>D: Cio\u00e8?<\/strong><br><strong>R: <\/strong>Uno dei decreti in corso di approvazione ha come oggetto la modifica dell&#8217;art 2103 del codice civile che fino a oggi ha tutelato il lavoratore dall&#8217;ipotesi di demansionamento, prevedendo il divieto per il datore di lavoro di affidare al dipendente mansioni inferiori a quelle ricoperte fino a quel momento. Mansioni che potevano essere modificate, ma il loro contenuto doveva restare equivalente. Con la revisione di questo articolo diventa un po&#8217; pi\u00f9 agevole per il datore di lavoro modificare in senso peggiorativo le mansioni del dipendente. Appellandosi alla riorganizzazione dei processi produttivi, l&#8217;imprenditore potr\u00e0, infatti, cambiare in senso peggiorativo le mansioni del lavoratore. Questa procedura pu\u00f2 diventare senza dubbio uno strumento di grande flessibilit\u00e0 interna per il management di un&#8217;azienda, ma non certo per il lavoratore, che se non ha alternative si vedr\u00e0 costretto ad accettare il demansionamento.<br><strong>D: La conseguenza? <\/strong><br><strong>R:<\/strong> Un peggioramento del suo cv e delle sue potenzialit\u00e0 di riciclarsi con successo sul mercato. Questo provvedimento pu\u00f2 produrre effetti a lunga durata molto preoccupanti.<br><strong>D: In nome della crisi \u00e8 lecito fare tutto insomma?<br>R: <\/strong>L\u2019impressione \u00e8 quella, in effetti, con una standardizzazione verso il basso. Ovviamente, gli strumenti di tutela rimangono, anzi sar\u00e0 importante leggere meglio tra le righe di un qualunque provvedimento datoriale per distinguere la genuinit\u00e0 di una riorganizzazione dall\u2019effetto discriminatorio che potrebbe produrre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli ultimi dati sull&#8217;occupazione diffusi dall&#8217;Inps confortano e danno una boccata di ossigeno dopo anni di pessimismo e di numeri in discesa. 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