{"id":1972,"date":"2022-01-30T02:04:16","date_gmt":"2022-01-30T02:04:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aiso-outplacement.it\/?p=1972"},"modified":"2022-01-30T02:04:16","modified_gmt":"2022-01-30T02:04:16","slug":"il-cambiamento-e-unopportunita-di-crescita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aiso-outplacement.it\/?p=1972","title":{"rendered":"Il cambiamento \u00e8 un\u2019opportunit\u00e0 di crescita\u201e"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00abNell\u2019azienda dove lavoravo c\u2019\u00e8 stata una rimodulazione delle strategie aziendali, dovuta in parte anche alla digitalizzazione di alcuni processi, dopo la quale alcune aree di mia competenza, sono state assorbite dalla dirigenza. La mia figura richiedeva un&#8217;evoluzione e io mio sono trovata in un certo senso svuotata nel ruolo che fino a quel momento avevo ricoperto. Ho cercato di cambiare posizione all\u2019interno dell\u2019azienda, ma le possibilit\u00e0 erano davvero limitate\u00bb, ricorda <strong>Lucrezia Bocchi, 48 anni (foto sopra), che all\u2019epoca ricopriva il ruolo di coordinatrice dell\u2019ufficio customer care<\/strong> all\u2019interno di una Pmi del settore medicale. \u00abIniziai&nbsp;quindi una trattativa con l\u2019azienda per ottenere una buona uscita che mi permettesse di tornare sul mercato e avere il tempo di cercarmi una nuova occupazione.&nbsp; Inutile nascondere che fu un brutto colpo\u00bb, racconta. \u00abAll\u2019inizio non l\u2019ho presa affatto bene. Dopo 20 anni passati all\u2019interno della stessa realt\u00e0, pensare che da l\u00ec a poco sarei stata a casa senza la certezza di trovare una nuova posizione sul mercato, mi ha disorientato. Il cambiamento non voluto crea sempre una sensazione di vuoto intorno a te, anche se poi guardandoti dentro ti rendi conto di avere delle qualit\u00e0 e delle competenze ancora spendibili sul mercato. Il problema \u00e8 che non sai come incontrare altre realt\u00e0 aziendali che in quel momento abbiano la necessit\u00e0 di una professionalit\u00e0 come la tua\u00bb, continua Bocchi che dopo alcune settimane di disorientamento ebbe modo di confrontarsi con alcuni amici della sua rete professionale realizzando che in fondo <strong>il cambiamento se ben gestito e affrontato pu\u00f2 trasformarsi in un\u2019occasione di crescita.<\/strong><br>\u00abUna persona che conosco mi raccont\u00f2, infatti, che un\u2019azienda con cui era in contatto stava attraversando una fase di ristrutturazione e &nbsp;proponeva ad alcuni quadri e dirigenti l\u2019outplacement oltre alla buona uscita. Devo confessare che non conoscevo bene questo strumento, nei confronti del quale ero anche un po\u2019 prevenuta. Ma mi sono informata e alla fine mi sono convinta di chiedere alla mia azienda, attraverso i sindacati, se fosse possibile inserire questo percorso all\u2019interno del pacchetto di uscita\u00bb.&nbsp; &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le discontinuit\u00e0 di carriera non sono eccezioni in un mercato che cambia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Certo affrontare il percorso di outplacement non \u00e8 stato facile, ma alla fine si \u00e8 rivelato vincente perch\u00e9 chiudersi in se stessi in questi casi non serve a nulla. <em>Il mercato del lavoro cambia, le aziende cambiano. In questo quadro le discontinuit\u00e0 di carriera non sono accezioni negative ma una normalit\u00e0 che dobbiamo imparare a gestire nel modo corretto<\/em>. E possono spingerci a investire su noi stessi colmando i gap culturali e professionali che nel tempo abbiamo accumulato perch\u00e9 troppo presi da&nbsp;ritmi di lavoro intensi. &nbsp;<br>\u00abUna volta metabolizzato il colpo\u00bb, racconta la manager \u00abho ripreso a studiare inglese pianificando conversazioni settimanali con una professionista. Un progetto al quale pensavo da tempo ma che avevo sempre rimandato cos\u00ec come quello di approfondire le funzionalit\u00e0 di excel. Devo dire che <strong><em>l\u2019outplacement mi ha aiutata a spostare lo sguardo dall&#8217;epilogo amaro a una prospettiva di futuro che facesse leva sulle mie potenzialit\u00e0 professionali e culturali. Investire su me stessa con fiducia, con progettualit\u00e0<\/em><\/strong>\u00bb, dice Bocchi.&nbsp;<br>Anche se all\u2019inizio del suo percorso di outplacement la ricerca di una nuova occupazione non \u00e8 stata molto efficace e le risposte da parte delle aziende tardavano ad arrivare. Un iter del tutto normale considerato che \u00abparlare di s\u00e9 in modo proficuo non \u00e8 cos\u00ec semplice come quando ti racconti a te stesso\u00bb, precisa Bocchi. \u00abTanto che dopo poco le risposte da parte delle aziende iniziarono ad arrivare e questo mi ha dato la giusta carica per andare avanti e affinare le tecniche di approccio e di presentazione in fase di colloquio\u00bb.<br>Utile e motivante \u00e8 stata anche la possibilit\u00e0 di confrontarsi con altri professionisti alla ricerca di nuova occupazione, incontrati sulla strada dell\u2019outplacement. \u00abIl confronto con altre persone che stanno vivendo la tua stessa esperienza \u00e8 fondamentale, la condivisione delle problematiche e delle sensazioni completa il tuo cammino di crescita. Se mi fossi chiusa in casa questo non sarebbe stato possibile. <strong><em>Ma alla base di tutto c\u2019\u00e8 l\u2019accettazione di quello che ti \u00e8 successo, nasconderlo non serve a nulla.&nbsp; Per voltare pagina e ricominciare \u00e8 fondamentale parlarne apertamente con gli altri: famiglia, colleghi, amici<\/em><\/strong>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Se hai le competenze ma non le comunichi in modo giusto non sei efficace<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Del processo di ricollocazione Bocchi ha apprezzato diversi aspetti,&nbsp;ma soprattutto la spinta dei professionisti che l\u2019hanno seguita a comunicare in modo efficace se stessa, passaggio fondamentale da compiere se si vuole raggiungere l\u2019obiettivo. \u00abMi hanno spronata&nbsp;a <strong>chiedermi in continuazione se quello che stavo dicendo al mio interlocutore venisse da lui percepito in modo corretto<\/strong>\u00bb, afferma. &nbsp;Questo non vuol dire nascondere la realt\u00e0 dei fatti ma saper valorizzare al meglio le proprie potenzialit\u00e0 professionali senza mortificare la propria indole, sia in fase di stesura del cv sia in fase di colloquio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Impara a conoscere e focalizzarti sulle tue qualit\u00e0 professionali<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDurante il percorso di outplacement, <strong>che ho seguito all\u2019interno di una delle aziende socie di Aiso<\/strong>, &nbsp;ho&nbsp; anche imparato a&nbsp; focalizzare le mie qualit\u00e0 professionali, cosa assolutamente non banale cos\u00ec come saper approcciare in modo corretto i miei contatti per avere informazioni sul mercato del lavoro che potessero essermi utili nella mia ricerca di lavoro\u00bb, spiega ancora Bocchi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Non banalizzare il networking<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 perch\u00e9 se sei in cerca di una nuova posizione non basta inviare cv online alle aziende. Bisogna essere proattivi e saper setacciare il mercato in modo opportuno. \u00abBisogna informarsi sulle aziende attraverso i giusti canali e poi contattarle in modo corretto. Nel mio caso questo approccio \u00e8 stato utile per ottenere risposte.<strong> Fare networking \u00e8 un\u2019arte da imparare. Io per esempio avevo ne avevo un\u2019idea impropria, ma poi ho capito che se ben fatto \u00e8 uno strumento potentissimo<\/strong>\u00bb. Tanto che in sei mesi Lucrezia Bocchi ha avuto modo di rimettersi in gioco in una multinazionale con un contratto a tempo determinato.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abNell\u2019azienda dove lavoravo c\u2019\u00e8 stata una rimodulazione delle strategie aziendali, dovuta in parte anche alla digitalizzazione di alcuni processi, dopo la quale alcune aree di mia competenza, sono state assorbite dalla dirigenza. 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