Reindustrializzazione ed Outplacement, strumenti per mitigare gli effetti di crisi occupazionali

​Da decenni, la parola d’ordine dell’economia occidentale è “delocalizzazione”: spostare la produzione dove la manodopera costa meno. Per questo motivo, il legislatore è recentemente intervenuto con una serie di normative – cosiddette “antidelocalizzazione”- nate per prevenire la chiusura improvvisa di stabilimenti e mitigare l’impatto sociale ed economico dei licenziamenti di massa.

​Lo strumento della reindustrializzazione, spesso integrato a percorsi di Outplacement, consente di contenere gli effetti di crisi occupazionali e reputazionali connesse a decisioni di chiusura o ridimensionamento di stabilimenti industriali.

“La reindustrializzazione si concentra sulla salvaguardia del tessuto economico e produttivo del territorio: consiste nel riconvertire un sito industriale in via di dismissione attirando nuovi investitori, cambiando la tipologia di produzione o aggiornando i processi industriali esistenti”, spiega Alessandro Ielo, fondatore e managing partner di Vertus.

”Quando una fabbrica chiude, lo Stato e la collettività pagano un prezzo altissimo in termini di ammortizzatori sociali (cassa integrazione, NASpI) e di perdita di competenze. La reindustrializzazione interrompe questo drenaggio di denaro pubblico, consentendo ai lavoratori di tornare a produrre reddito e pagare le imposte, mantenendo la produzione nei territori. Un sito industriale dispone già di infrastrutture quali collegamenti logistici, reti elettriche ad alta potenza e permessi ambientali. Lasciarlo abbandonato significa anche distruggere valore economico. Nuovi investitori possono insediarsi riducendo a zero i tempi e i costi di costruzione di un nuovo impianto. Un’azienda che chiude trascina con sé i propri fornitori locali. La reindustrializzazione, invece, mantiene viva la catena di fornitura locale, evitando un effetto domino negativo sul PIL della regione”, aggiunge Ielo.

La reindustrializzazione non è solo un modo per risolvere una crisi aziendale, ma anche uno strumento fondamentale di welfare attivo e di politica industriale. Le ristrutturazioni e le chiusure di stabilimenti da parte dei grandi gruppi non devono essere viste come un tabù o un fallimento assoluto, bensì come dinamiche sempre più normali della vita di un business. Per i grandi gruppi che lasciano un sito per ragioni strategiche, la reindustrializzazione consente di mitigare l’impatto sulla reputazione e di ridurre i conflitti sindacali, abbattendo i costi complessivi dei licenziamenti. Chi subentra in un sito dismesso gode di un notevole vantaggio competitivo: condizioni di subentro molto favorevoli, personale già qualificato, abituato a lavorare in squadra e fortemente motivato, investimenti in capitale fisso limitati.

Vertus è un gruppo di società di consulenza che affianca imprese e persone nei processi di trasformazione industriale e professionale. Forte di una consolidata esperienza nella reindustrializzazione, il Gruppo – anche attraverso le società GEDI, KeyPartners e Clutch – integra competenze di consulenza operativa, HR Solutions e finanza agevolata, offrendo alle aziende un supporto concreto e multidisciplinare nei percorsi di cambiamento, riconversione e crescita.